Adattamento (del 5/01/2011)
(argomento della sezione Percorsi)
Sono ormai convinto, in un'ottica evoluzionistica, della capacità di adattamento all'ambiente dell'essere articolato in forma vivente.
In natura la selezione è durissima e spietata, complice il tempo ogni entità assume forma e comportamento modellati dalle circostanze. Solo le giraffe dal collo lungo accedono alle foglie dei rami alti degli alberi, così sopravvivono e si riproducono trasmettendo le loro caratteristiche ai figli, che manterranno quelle utili alla conservazione: dovranno essere anche sani e veloci, ad esempio.

La Phasmatodea nelle fotografia sopravvive in quanto i predatori faticano a distinguerla dall'ambiente vegetale. Molti dei suoi lontani antenati meno mimetici sono finiti preda dei volatili, che hanno lasciato in vita quelli che hanno nel tempo circoscritto un tipo che si replica perfettamente.

Anche la scomparsa dei grandi rettili in seguito alla caduta del meteorite va letta come una sopravvivenza delle specie di taglia piccola che hanno potuto nascondersi dalle polveri facendo allo stesso tempo venir meno la dieta ai cugini giganti.
La forma più elevata di adattamento è la sfera intellettuale dei mammiferi evoluti, che nell'uomo interagisce con le espressioni più astratte dell'arte.
Tutto questo mi distacca da una visione totalmente materialista della vita: fermamente convinto dell'esistenza dello spirito non saprei spiegare in chiave di evoluzionismo biologico gli ideali che contrastano con la sopravvivenza individuale: quelli che portano al sacrificio della vita, ad esempio, o alla solitaria meditazione.
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